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Allergie ed intolleranze alimentari

Alimentazione


Dott. Giovanni Posabella
Medico Chirurgo
Specialista in Medicina dello Sport
Medico esperto in Omotossicologia



ALLERGIE e INTOLLERANZE ALIMENTARI


Fu Ippocrate (460-377 a.C.) che registrò per primo gli effetti negativi del cibo, osservando che il latte in alcune persone provocava disturbi gastrici ed orticaria, Ippocrate ha scritto “per molti, l’inizio di una malattia grave è stato segnato dal fatto di mangiare due volte al giorno lo stesso cibo preso abitualmente una volta al giorno….”.
Il termine allergia deriva dal greco "allos" (altro) ed "ergon" (attività), indica un'alterata capacità di reazione del nostro sistema immunitario nei confronti di sostanze estranee, significa letteralmente “reazione alterata”.
L’allergia è una risposta inappropriata e dannosa dei meccanismi di difesa dell’organismo verso sostanze altrimenti innocue per i soggetti non allergici.
Il sistema immunitario dell’allergico va incontro ad una reazione anomala ed esagerata quando entra in contatto con queste sostanze, i cosiddetti allergeni, presenti nell’ambiente in cui viviamo (pollini, acari, muffe, epiteli di animali, veleno d’insetti, nichel, ecc.) o che introduciamo con gli alimenti ed i farmaci.
L’allergia si manifesta con una grande varietà di sintomi, dagli starnuti alla lacrimazione, dalla rinorrea alla tosse, dal gonfiore delle labbra alla crisi asmatica, dall’orticaria all’angioedema, dall’eczema al prurito, dal vomito alla diarrea fino a sintomi di estrema gravità quali lo shock anafilattico e l’edema della glottide.
In presenza di disturbi di sospetta natura allergica è opportuno sottoporsi ad una visita allergologica ed agli eventuali test che lo specialista allergologo riterrà opportuni per individuare con maggiore chiarezza le cause del disturbo, ai fini di un approccio terapeutico che non sia limitato all’assunzione di farmaci sintomatici, ma esteso alla prevenzione ed alla terapia di fondo dell’allergia.
Allergia e intolleranza sono termini spesso utilizzati come sinonimi nel caso degli alimenti.
In realtà si tratta di situazioni completamente diverso per cause e caratteristiche.

Allergie Alimentari: come diagnosticarle.
Ecco gli esami più comunemente utilizzati per le allergie alimentari.
L’anamnesi, cioè la raccolta e l’interpretazione da parte del medico dei dati emersi dal colloquio con il paziente, costituisce la premessa essenziale per la diagnosi di allergia.
Allergia IgE-mediata
È possibile dimostrare un coinvolgimento del sistema immunitario, sono presenti gli anticorpi IgE contro determinati cibi e i test allergici e di provocazione orale sono positivi.
Entro breve (minuti o ore) dall'ingestione dell'alimento si ha una crisi allergica classica (orticaria, edema, difficoltà di respiro); la reazione è “tutto o nulla", cioè indipendente dalla quantità di alimento ingerito.
Allergia IgG-mediata
In questo caso si ha la produzione di anticorpi diversi, le IgG, che vengono rilasciati in tempi più lunghi e provocano danni quando formano immunocomplessi ("aggregati" di anticorpi).
I sintomi dipendono dalla quantità e dalla frequenza con cui si introduce l'alimento; inoltre, essi compaiono quando si è raggiunta una sorta di "soglia critica" nel numero di immunocomplessi (ore o giorni).
È quindi più difficile collegare i disturbi a qualcosa che si è mangiato; i pazienti che soffrono di una simile allergia lamentano di solito sintomi cronici e sfumati, meno tipicamente allergici (come enteriti, coliti e dermatiti diverse dalla classica orticaria) e quindi non di rado complicati da interpretare.
Sulla base dei sintomi descritti dal paziente si praticano gli eventuali test per individuare la sostanza che il sistema immunitario considera "nociva" (allergene).
Esistono test allergologici in vivo ed in vitro.
I test in vivo comprendono i test cutanei, i test di eliminazione, i test di tolleranza ed i test di provocazione; quelli in vitro il dosaggio delle IgE specifiche, la ricerca di anticorpi precipitanti.
La scelta del tipo di prova diagnostica specifica viene decisa dallo specialista in base alle manifestazioni cliniche del paziente, al tipo di reazione che si presume possa esserne la causa, alle presunte modalità di sensibilizzazione (da contatto, da inalazione, ecc.) ed alla natura dell’allergene.
Prove cutanee (Prick e Patch test)
In base a quanto emerso dal racconto dei sintomi, si individuano gli alimenti sospetti che vengono messi a contatto con la cute (sotto forma di estratto nel prick test o come piccola quantità dell'alimento stesso nel prick by prick test).
La pelle viene bucata con una sorta di pennino in modo da far penetrare nel derma le varie sostanze: in caso di allergia, entro 15-20 minuti si manifesteranno eritema e gonfiore.
Il Patch test è simile: a contatto con la pelle si mette però un cerotto imbevuto della sostanza da testare.
Esami sierologici (PRIST e RAST test)
Si preleva il sangue e vi si dosano gli anticorpi IgE: nel caso del PRIST test, si valuta la presenza degli anticorpi senza stabilirne la natura, con il RAST test invece si dosano IgE specifiche, dirette contro i cibi presunti allergizzanti.
Test di provocazione orale
Si somministrano piccole dosi degli alimenti sospetti monitorando il paziente nelle ore successive: i sintomi infatti potrebbero essere di grave entità.
È la prova che conferma l'allergia in caso di test allergici positivi e permette la diagnosi di intolleranza alimentare se i test allergici sono negativi.

Intolleranze alimentari

L'insorgenza di disturbi gastrointestinali quali nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, meteorismo, con notevole distensione delle anse intestinali, anche in assenza di sintomi più specifici, ci deve far pensare ad una allergia alimentare o ad intolleranze alimentari che sono per l'appunto più frequenti delle allergie.
L'intolleranza specifica differisce dall'allergia alimentare anche perché sono necessarie quantità maggiori di un determinato alimento per provocare la sintomatologia (dose-dipendenza).
L'intervallo di tempo che può intercorrere tra l'ingestione del cibo e la reazione è variabile da alcune ore fino al giorno successivo.
La sostanza che la causa è spesso presente in cibi quotidianamente consumati; i sintomi sono molteplici e coinvolgono organi ed apparati diversi, cosicché il medico è spesso portato a considerare le manifestazioni cliniche come somatizzazioni.
Pertanto districarsi nella giungla diagnostica delle intolleranze è sempre estremamente complesso.
possiamo distinguere le intolleranze alimentari, più frequentemente riscontrabili, nelle seguenti categorie:
Le intolleranze alimentari sono delle reazioni indesiderate agli alimenti di natura non immunitaria che possono essere causate da un punto di vista strettamente eziopatogenetico da vari fattori:

Disturbi della digestione;
Carenze di enzimi digestivi.
Disfunzioni dell’apparato digerente: possono essere causate da disturbi della digestione e dell'assorbimento di carboidrati, lipidi e proteine;
Molecole farmacologicamente attive presenti negli alimenti, ingestione di alimenti ricchi di ammine vasoattive o liberatori di istamina;
Presenza di sostanze tossiche naturali (per esempio le aflatossine nei cereali) o aggiunte (coloranti o additivi);
Effetto farmacologico indesiderato (caffè, tè, cioccolato per la presenza di caffeina e teobromina che possono avere effetti talvolta molto evidenti sul sistema nervoso centrale e cardiovascolare in certi soggetti predisposti);
Azione fermentante su alcuni substrati ad opera della flora batterica del colon (vino e alcolici).
Nell'intolleranza alimentare i test cutanei e gli esami di laboratorio che vengono abitualmente utilizzati per la diagnosi delle allergie alimentari sono costantemente negativi.

Molte volte le intolleranze alimentari, per il coinvolgimento dell'apparato intestinale, mimano la sindrome del colon irritabile tanto che quest'ultima diagnosi talvolta viene sconfessata se si modifica radicalmente la dieta del paziente: eliminando la sostanza "incriminata" si assiste ad una rapida regressione della sintomatologia. Si distinguono inoltre delle intolleranze a sostanze vasoattive che si manifestano in seguito all'ingestione di cibi particolarmente ricchi di istamina o istamino-liberatori.
La sintomatologia, simile a quella delle allergie, è spesso dovuta alla particolare sensibilità del soggetto. Ricordiamo poi le intolleranze ad additivi il cui meccanismo eziopatogenico non è stato ancora chiarito, anche se si può affermare che non sia immuno-mediato.

Gli esami allergici sono negativi, perciò il sistema immunitario non è coinvolto; i sintomi, sovrapponibili a quelli di un'allergia, si aggravano all'aumentare della quantità di cibo consumata; se si effettua un test di provocazione orale la risposta è positiva.
Il motivo, nella maggioranza dei casi, risiede in un deficit enzimatico che impedisce una corretta digestione dell'alimento incriminato; purtroppo solo poche intolleranze hanno una causa nota.
Le reazioni avverse ad alimenti vengono classificate come tossiche (dose dipendenti) quando colpiscono indistintamente tutti gli individui, e non tossiche quando dipendono dalla suscettibilità individuale ad uno o più componenti dell’alimento medesimo.
Le intolleranze alimentari sono una entità nosologica non ancora riconosciuta dalla medicina accademica, anche se ampiamente studiata ed accettata dalla medicina non convenzionale.
Le Intolleranze o Ipersensibilità Alimentari si differenziano dalle Allergie Alimentari vere e proprie perché non producono Shock Anafilattico e di solito non rispondono ai tradizionali Test Allergici Cutanei, non provocano quasi mai delle reazioni violente ed immediate nell'organismo, e quindi spesso non sono direttamente collegabili all'assunzione del cibo che le determina.

vediamo in dettaglio i meccanismi che portano all’instaurarsi delle intolleranze alimentari.Possono essere presenti deficit enzimatici che riguardano gli enzimi digestivi; come ad esempiodeficit di lattasi (l’enzima che scinde il lattosio in glucosio e galattosio e che causa la comune intolleranza al lattosio), di lipasi (gli enzimi che scindono i lipidi), di tripsinogeno (un enzima utilizzato nella digestione delle proteine), saccarasi-isomaltasi (enzimi utilizzati nella digestione degli zuccheri).I deficit enzimatici comunque possono interessare anche enzimi non digestivi, come ad esempio il deficit per l’enzima glucosio 6 fosfato deidrogenasi (causa la malattia nota sotto il nome di favismo), deficit di galattosio 1 fosfato uridil transferasi (causa la galattasemia), oppure può essere dovuta da deficit di altri enzimi.Intolleranze alimentari possono essere anche causate da reazioni pseudo allergiche dovute ad esempio ad un eccessivo assorbimento diamine vasoattive, come ad esempio istamina, tiramina e feniletilamina.
Le intolleranze alimentari possono verificarsi anche per interferenza con il
sistema nervoso autonomo, come avviene per esempio nell’intolleranza al metabisolfito e al glutammato.Infine intolleranze alimentari dovute a reazioni pseudo allergiche possono essere causate da liberazione di mediatori chimici dalle mastcellule senza l’intervento di reazioni immunitarie (è il caso delle reazioni anafilattoidi).

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Responsabile Scientifico Dott. Giovanni Posabella | gposabe@tin.it

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