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Colpo di calore

Dott Giovanni Posabella
Medico Chirurgo
Specialista in Medicina dello Sport


Colpo di calore




Tutti gli atleti che hanno sperimentato la sensazione che in gergo sportivo si chiama "colpire il muro" sanno che l'eccessiva stanchezza può rendere il traguardo una meta difficile, se non impossibile, da raggiungere.
Diversi studi hanno indicato la disidratazione e la deplezione di carboidrati come le cause principali della stanchezza indotta dall'esercizio, cosa che risulta vera in una certa misura.
Quasi tutti gli atleti di resistenza sanno di poter prolungare la loro attività adottando la pratica del carico glicidico prima di una lunga a seduta di allenamento o di una competizione sportiva.
è nota anche l'importanza di bere liquidi prima e durante l'attività per prevenire la disidratazione e i colpi di calore.
Tuttavia molti atleti, professionisti e non, ancora ignorano tutti i fattori che provocano la stanchezza muscolare, tra cui la deplezione delle fonti energetiche dei muscoli, l'abbassamento dei livelli di glucosio del sangue, che sono i più frequenti,come pure l'aumento di acido lattico e la stanchezza centrale.
L'acqua è un macronutriente essenziale per ogni funzione del corpo; è importante bere acqua durante l'esercizio per il ruolo vitale che essa svolge sia sulla funzione cardiovascolare che nella termoregolazione.
Quando vi allenate, il corpo perde acqua attraverso la sudorazione e l'evaporazione, e il sudore è l'agente refrigerante del corpo.
Durante un allenamento intenso i muscoli generano calore, che viene trasportato dal sangue, attraverso i capillari posti in prossimità dell'epidermide.
Le ghiandole sudoripare sprigionano il sudore che evapora, raffreddando la pelle e il sangue immediatamente al di sotto di essa.
Il sangue raffreddato a sua volta torna indietro per raffreddare l'interno del corpo.
La sudorazione è quindi un meccanismo essenziale per regolare la temperatura corporea.
Tuttavia quando il corpo perde acqua, limita la capacità del sangue di trasportare i nutrienti vitali, come il glucosio, gli acidi grassi e l'ossigeno verso i muscoli sotto sforzo; inoltre si compromette anche la capacità del sangue di eliminare i prodotti di scarto del metabolismo, come l'anidride carbonica e l'acido lattico.
Ne consegue una maggiore stimolazione del sistema circolatorio, che è costituito per il 70% di acqua.
Anche la più lieve disidratazione, come per esempio il 2% del peso corporeo, può pregiudicare il rendimento atletico.
La temperatura di un atleta, che normalmente si aggira sui 37°C, può arrivare fino ai 40°C e oltre, durante un'intensa attività fisica.
Come detto in precedenza, il sistema circolatorio trasporta il calore generato dai muscoli alla pelle perché venga dissipato.
Mentre una certa percentuale di sangue viene utilizzata per regolare la temperatura corporea, continua è la richiesta di sangue per il fabbisogno energetico e metabolico dei muscoli sotto sforzo. Questa domanda può sovraccaricare il sistema circolatorio, provocando un'inadeguata dissipazione del calore corporeo e un corrispondente aumento della temperatura corporea dell'atleta.
Anche in una giornata di clima mite si può correre il rischio di surriscaldamento. La minaccia si aggrava quando il clima è caldo e umido.
Il sudore, in tali condizioni, non evapora in maniera adeguata, perché l'aria circostante è già satura di acqua.
Senza gli effetti refrigeranti dell'evaporazione il corpo non è in grado di mantenere la temperatura corporea nei suoi limiti normali.
Se continuate a sforzarvi in queste condizioni, aumenterete la probabilità di un collasso da calore. La temperatura corporea oltre i 40°C causa forti disagi sia fisici che psichici ed è una condizione che può risultare molto pericolosa.
Per questo motivo reintegrare i liquidi è fondamentale durate l'allenamento o una gara, soprattutto quando il clima è caldo.

Colpo di calore
La scottatura è un'infiammazione della pelle dovuta all'eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti del sole o delle lampade solari, che penetrano nella pelle e rompono due delle principali proteine che la compongono: il collagene e l'elastina.
I segni evidenti di una scottatura sono gonfiori ed arrossamenti, pelle dolorante e presenza di bolle acquose.
Nelle situazioni più gravi può essere presente febbre, nausea, vomito. In casi estremi può apparire anche confusione mentale.
Evitare l'ulteriore esposizione ai raggi del sole fino a quando l'eritema non si è risolto.
Applicare impacchi di acqua fresca o tiepida (non troppo fredda) per alleviare il dolore. Utilizzare successivamente creme emollienti ed idratanti.
Se l'infiammazione della pelle è notevole, applicare una crema lenitiva, se la superficie ustionata è estesa l'uso di questo farmaco deve avvenire su parere del medico.
È sconsigliato l'uso di antistaminici sotto forma di creme, poiché possono dar luogo a reazioni fototossiche per esposizione alla luce solare.
Se il dolore è molto intenso si può far ricorso a semplici analgesici per via orale a base ad esempio di paracetamolo (es.
Tachipirina) o ibuprofene (es. Moment).
In caso di ustioni con comparsa di bolle il trattamento è lo stesso indicato nel caso delle ustioni da calore
Bere molti liquidi.
Prevenire le ustioni solari esponendosi al sole in modo progressivo nei primi giorni e utilizzando filtri solari. con adeguato fattore di protezione.
Indicativamente, le persone con pelle molto chiara devono usare prodotti con fattore di protezione elevato (es.15) per tutto il tempo in cui si espongono al sole, mentre le persone di carnagione scura possono usare prodotti con fattori di protezione più bassi.
Applicare un filtro solare sulla pelle però non significa potersi esporre al sole per tutto il tempo che si vuole, ma solo che ci si può esporre più a lungo prima che compaia l'eritema.
Per esempio, se in assenza di protettivo solare ci si può esporre per 5 minuti senza incorrere nel rischio di eritemi, con un filtro solare a fattore 4 ci si potrà esporre per 20 minuti.
Evitare l'impiego di deodoranti, cosmetici contenenti bergamotto e non esporsi al sole se si assumono particolari farmaci

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Responsabile Scientifico Dott. Giovanni Posabella | gposabe@tin.it

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