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Lombalgie mal di schiena del ciclista

Patologie nel ciclismo


Dott. Giovanni Posabella
Medico Chirurgo
Specialista in Medicina dello Sport
Medico esperto in Omotossicologia



Lombalgie “mal di schiena” nel fuoristrada


La colonna vertebrale è sottoposta a notevoli sollecitazioni funzionali pressochè nella totalità delle attività sportive.
Essa è costituita da una struttura armonica idonea a far fronte ad una grande varietà di stimoli statici e dinamici con un ampio margine di sicurezza, tuttavia in alcuni sport, viene frequentemente interessata da eventi traumatici acuti e cronici.
La colonna vertebrale si divide in più tratti: il tratto cervicale formato da sette vertebre, il tratto dorsale formato da dodici vertebre, il tratto lombare costituito da cinque vertebre, il tratto sacrale formato dalla fusione di cinque vertebre che si articola lateralmente con l’anca, il coccige formato da tre-cinque vertebre.
Tra una vertebra e l’altra è interposto un disco formato da un anello fibroso che contiene al suo interno una specie di pallina, il nucleo.
Questa pallina può farsi strada attraverso il disco e fuoriuscire andando a comprimere i nervi o il midollo osseo creando un’ernia discale.
La schiena vista di profilo si presenta sinuosa: con una prima curva a convessità in avanti (lordosi cervicale), una seconda curva a convessità posteriore (cifosi dorsale), una terza curva a convessità anteriore (lordosi lombare).
Osservata su un piano frontale deve essere diritta, in quanto delle deviazioni su questo piano sono delle anomalie che vengono denominate scoliosi.
Di “mal di schiena” ne soffre almeno il 30% della popolazione di età superiore ai 18 anni, nei ciclisti può essere causata da diversi motivi.
Il ciclismo non è uno sport a particolare rischio lombalgico, possiamo affermare che andare in bicicletta non costituisce un fattore causale, anzi può essere consigliato per riabilitare l’apparato locomotore riducendo il calo ponderale sulle articolazioni della colonna vertebrale.
Una colonna sana , in bici, non corre rischi purchè si faccia attenzione all’assetto biomeccanico e in allenamento vengano diluiti in maniera corretta i carichi di lavoro, ma soprattutto venga effettuato un corretto periodo di rigenerazione.
Per mal di schiena o lombalgia si intende semplicemente la presenza di dolore in sede lombare, senza alcuna altra specificazione di carattere causale.
I sintomi che si avvertono sono dolori nella regione lombare centrale, più raramente in sede paravertebrale lombare destra o sinistra, dolore che si può irradiare lungo il muscolo gluteo.
Più grave è una irradiazione del dolore lungo tutta la regione posteriore della coscia e lungo il polpaccio, questo ci indica una sofferenza di una radice nervosa, in questi casi si parla di lombosciatalgia, venendo ad essere interessato anche il nervo sciatico.
La maggior parte di questi dolori sono legati ad uno squilibrio o ad una insufficienza muscolare.
Distinguiamo due cause di lombalgia nel ciclista:
v Cause riferibili all’atleta
v Cause riferibili al mezzo

Cause riferibili all’atleta

Dimorfismi e paramorfismi
Dismetrie e pseudodismetrie degli arti inferiori
Scoliosi
Schisi vertebrali
Vizi del segmento di transizione
Discopatie
Ernie discali

Una causa dei dolori lombari può essere legata ad una diversa lunghezza delle gambe (dismetria), importante rivolgersi ad uno specialista ed eventualmente sottoporsi ad accertamenti radiografici.
Alle volte anche una caduta per terra dalla bici con trauma sull’anca, può provocare una dismetria del bacino,provocando “un ‘accorciamento” di un arto, in questi casi manipolando la colonna ed il bacino, tecnica effettuata da uno specialista, il bacino torna a posto come anche la lunghezza degli arti.
La dismetria anche minima dell’ordine di pochi millimetri o superiore al centimetro, provoca un bacino declinato, questo farà si che stando in piedi la muscolatura lavori in maniera completamente differente, anche in bici avremo scompensi muscolari.
Le dismetrie degli arti inferiori possono essere corrette posizionando uno spessore adeguato tra tacchetta e suola, e nella vita di tutti i giorni bisognerà utilizzare dei plantari che correggano questa differenza.
Nella scoliosi di una certa gravità si utilizzerà una pedivella più corta ed una tacchetta in punta dalla parte del bacino più avanzata.

Tra le cause riferibili al mezzo, particolare attenzione deve essere rivolta:
All’altezza della sella
Alla sua conformazione
Al suo allineamento sull’asse centrale
All’errata posizione del piede sui pedali
Alla lunghezza delle pedivelle
Alla posizione delle tacchette
Alla posizione del busto troppo eretta

Oggetto di infinite discussioni scientifiche e non, sulla posizione ottimale del ciclista in bicicletta, hanno interessato milioni di ciclisti.
Da un punto di vista anatomo-funzionale una sella troppo alta produce un basculamento del bacino ad ogni colpo di pedale con iperstiramento dei muscoli lombari e torsione del rachide lombosacrale.
Una sella troppo bassa soprattutto in salita fa arretrare il bacino con ipercifosi (accentuazione della fisiologica curva) dorsale e possibile lombalgia riflessa.
Un parametro di riferimento sull’altezza della sella è dato dall’angolo tra coscia e gamba che va mantenuto tra i 25 e 30°.
La sella deve essere parallela al terreno, una sella inclinata con la punta verso il basso può determinare un lavoro eccessivo della schiena, in quanto il corpo tende a scivolare in avanti
Per la posizione delle tacchette va ricordato che il punto di massima spinta del piede corrisponde al centro della prima testa metatarsale, bastano pochi mm per produrre dolori da sforzo dei muscoli paravertebrali per effetto dell’alterata catena cinetica articolare.
Contrariamente a quanto si crede, la posizione del busto troppo eretta determina un maggior carico sui dischi intervertebrali.
Il combinarsi di questi diversi fattori può agire in senso predisponente o scatenante la lombalgia.
Si chiama cervicalgia il dolore a licello del collo (rachide cervicale), la posizione sulla bici obbliga a flettere indietro la testa per poter vedere la strada, questa posizione mantenuta a lungo, genera dolore in chi non è abituato ed in chi soffre di problemi cervicali.
Lombalgie da sovraccarico funzionale
La pratica agonistica di uno sport, comporta la necessità continua di migliorare il rendimento agonistico, ciò avviene esclusivamente attraverso l’intensificazione delle tecniche di allenamento, nel senso di un progressivo affinamento della esecuzione del gesto atletico e di una maggior resistenza allo sforzo.
Questo da un lato consente al ciclista di elevare il limite delle proprie possibilità atletiche, dall’altro si traduce in un impegno progressivamente più esasperato dell’apparato locomotore con un sovraccarico funzionale.
In condizioni normali, all’aumento del carico e con largo margine di sicurezza attraverso dispositivi di ammortizzazione, sia statici che dinamici, il rachide risponde adeguatamente.la muscolatura è il più importante dispositivo attivo di protezione.
La pratica sportiva soprattutto nel fuoristrada, determina situazioni a rischio, conseguenza del sovraccarico statico, provocato dall’espletamento del gesto atletico in condizioni posturali che non rispettano la sua fisiologia e del sovraccarico dinamico cinetico, provocato dalla ripetitività esasperata del gesto atletico.
La posizione di flessione forzata della colonna, accentuata dall’utilizzo di rapporti molto lunghi e faticosi da spingere che richiedono una maggior forza esercitata dalle braccia sul manubrio, se a questo ci inseriamo i microtraumi ripetuti legati ai sobbalzi e alle vibrazioni imposte alla bicicletta da terreni accidentati, il pericolo di una lombalgia si avvicina.
La diagnosi di queste patologie non è sempre agevole e spesso richiede, accanto ad un esame obiettivo preciso e completo, anche l’impiego di esami strumentali.
Un assetto sbagliato in MTB, determinato dalla sella troppo arretrata o dal manubrio troppo avanti, può portare ad una accentuazione del carico sulla regione lombare della colonna.
Quando si percorrono terreni troppo sconnessi, la cosa più semplice da fare è quella di alzarsi dalla sella, per limitare l’azione di forze contrastanti che sollecitano lo scorrimento dei corpi vertebrali gli uni sugli altri.
Il medico sportivo deve avere un corretto approccio diagnostico nei confronti del ciclista affetto da lombalgia: anamnesi, esame obiettivo della funzionalità muscolare e muscolotendinea, valutazione biomeccanica chinesiologica e dinamica sulla propria bicicletta.
Conoscere il rapporto tra sintomatologia dolorosa e attività atletica, caratteristiche, durata e le circostanze del dolore.
Quasi sempre è una lombalgia che compare con lo sforzo e recede con la soppressione dell’attività, ma ricompare con episodi sempre più violenti, alla ripresa della pratica sportiva.
Prima di cambiare posizione o bicicletta bisogna conoscere esattamente quali sono i problemi che hanno scatenato la lombalgia.

Come risolvere “il mal di schiena”da sovraccarico funzionale


Astenersi da lavori specifici con sovraccarico di colonna
Tutelare la regione lombare con un modico calore distrettuale
Distendersi in posizione supina a letto, con le ginocchio flesse appoggiati su due o tre cuscini molto alti, “scaricando” la colonna
Rieducazione e ginnastica specifica: rafforzando la muscolatura a lato della colonna vertebrale, gli addominali ed i glutei
Interventi terapeutici caratterizzati dall’utilizzo di mezzi fisici e/o farmacologici
Cerotti antinfiammatori
Le terme: combinazione di fangoterapia, idrokinesiterapia associata a massoterapia

In presenza di una lombosciatalgia è importante valutare la presenza o meno di un’ernia discale, nel caso di fallimento con la terapia conservativa, è necessario ricorrere ad un trattamento chirurgico.




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Responsabile Scientifico Dott. Giovanni Posabella | gposabe@tin.it

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