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Punture di insetti

Dott. Giovanni Posabella
Medico Chirurgo
Specialista in Medicina dello Sport


Con l'arrivo della bella stagione si ripresenta puntuale il problema: come difendersi dai tanti "animaletti" che, dopo il letargo invernale, tornano a farsi "sentire"? Oltre agli insetti, che sono in agguato ovunque, al mare o in montagna si può avere la sfortuna di incappare in alcuni spiacevoli incontri che generalmente arrecano solo un po' di fastidio, ma che a volte possono avere conseguenze più serie.
Vediamo quali sono gli insetti e gli animali da cui guardarsi e quali provvedimenti adottare in caso di punture o morsi. Le punture sono perforazioni della pelle a scopo "difensivo", i morsi hanno invece scopo "alimentare": è questo il caso degli insetti cosiddetti ematofagi che mordono per poter succhiare il sangue come le zanzare, i tafani, le zecche, le pulci, le cimici, i pidocchi.
Fra gli insetti che pungono, api e vespe, appartenenti alla famiglia degli Imenotteri, sono i più temuti. Le prime, più docili, pungono solo se provocate, mentre le seconde anche quando sono semplicemente disturbate mentre ronzano sui fiori del giardino, sul cibo o l'immondizia da cui sono attratte.
Le femmine di questi insetti hanno un pungiglione uncinato all'estremità dell'addome, collegato con una piccola sacca interna contenente il veleno. Il pungiglione delle vespe è scarsamente uncinato e consente loro di infliggere più di una puntura Quello delle api è invece munito di numerosi uncini che, dopo la puntura, lo ancorano alla pelle della vittima provocando, al distacco, lo strappo di tutto l'apparato addominale dell'insetto e la sua morte. Il pungiglione che resta conficcato nella pelle deve essere rimosso con attenzione per non comprimere il sacco e spremere così altro veleno: non bisogna tirarlo, ma raschiare con una lama non affilata o premere di lato intorno alla sede di inoculo. Il veleno di questi insetti contiene sostanze irritanti responsabili degli effetti locali, per lo più arrossamento, gonfiore con dolore anche intenso. Il pericolo più grave è rappresentato dalle reazioni allergiche. Ogni anno alcune persone muoiono in seguito alla puntura di una vespa o di un'ape perché questa scatena in loro una grave reazione chiamata shock anafilattico. Mentre nella maggior parte degli adulti sono necessarie più di 100 punture per inoculare una dose letale di veleno, una sola puntura può causare una reazione anafilattica mortale in un individuo ipersensibile.
Nella sede della puntura si forma immediatamente una chiazza gonfia, rossa e dolente. Il dolore in genere scompare entro 2 ore, mentre il gonfiore può aumentare ancora per 24 ore. Al centro, può essere visibile un punto nero, (segno che nella pelle è rimasto il pungiglione e che si trattava di un'ape).Se le punture sono numerose (soprattutto se dovute a calabrone), si possono avere sintomi generali, come vomito, diarrea, mal di testa e febbre: si tratta di sintomi dovuti alla grande quantità di veleno iniettato, non ad allergia.Punture localizzate alla lingua e alla bocca in genere possono provocare problemi di respirazione.Infine, in soggetti ipersensibili, si possono avere sintomi di allergia, fino allo shock anafilattico.
I sintomi che si avvertono sono vampate di calore al volto, orticaria, prurito, difficoltà a respirare (broncospasmo), giramenti di testa (per diminuzione della pressione), sudorazione, pallore, gonfiore (edema) che interessa il volto, gli occhi, la lingua e la laringe e può presentare gradi variabili di gravità con diversa combinazione dei sintomi. L'edema e il prurito sono sintomi importanti perché possono presentarsi precocemente (entro 10-20 minuti dalla puntura) e segnalare l'imminente comparsa di una crisi. E' importante conoscerne i sintomi premonitori per poter intervenire tempestivamente e raggiungere il più vicino posto di Pronto Soccorso.
Nei pochi casi fatali conseguenti a punture multiple in soggetti non allergici la morte è stata invece attribuita a collasso cardiovascolare acuto.
Fra gli insetti che mordono con l'apparato buccale quelli da noi più comuni sono zanzare, zecche, e tafani. La composizione della loro saliva varia molto da specie a specie, ma non contiene gli allergeni presenti nel veleno degli imenotteri e raramente causa reazioni anafilattiche: le conseguenze per lo più si limitano ad una piccola papula, una piccola ulcerazione dolorosa e a volte una vera propria infiammazione della pelle (dermatite) che può essere complicata da infezioni batteriche dovute al grattarsi.
Zanzare e tafani. Le punture delle zanzare locali (Culex pipiens) e dei tafani provocano prurito e in genere si risolvono in un tempo più o meno breve senza nessuna conseguenza.Diverso è il discorso per la puntura della zanzara Anopheles che può trasmettere la malaria. Questo pericolo non esiste ai nostri climi ma per chi viaggia in certi paesi in via di sviluppo rappresenta un problema che deve essere affrontato con le dovute precauzioni. La prevenzione si basa sull'assunzione di farmaci antimalarici specifici prima di partire, durante il soggiorno e al ritorno. . Le zecche sono parassiti degli animali (cani, topi, uccelli, ovini, animali selvatici, ecc) dei quali succhiano il sangue che serve loro da nutrimento. Occasionalmente anche l'uomo può esserne vittima, soprattutto nei boschi. Il rischio esiste, anche se in misura ridotta, nei terreni da pascolo, nei parchi e nel sottobosco. Il periodo critico è quello tardo-primaverile ed estivo.Le zecche utilizzano particolari propaggini articolate, i cheliceri, per trafiggere la pelle in modo indolore e raggiungere un capillare sanguigno. La "presa" viene ulteriormente consolidata con l'aiuto di appendici uncinate. Una volta sazie (il loro corpo molto elastico può aumentare di molte volte le sue dimensioni), si staccano senza alcuna conseguenza per l'ospite. Le zecche di alcune specie, però, con la loro saliva possono trasmettere all'uomo gravi malattie come la rickettsiosi, la meningoencefalite virale (TBE) e la borreliosi di Lyme. Quest'ultima è una malattia infiammatoria che colpisce molti organi, causata da una microorganismo (spirocheta), chiamato Borrelia burgdorferi, da cui il nome di borreliosi. E' diffusa soprattutto nel Friuli Venezia Giulia, in particolare nel Carso Triestino, in alcune aree geografiche dell'Alto Adige, della Liguria e del Veneto, ma anche in Emilia Romagna, Toscana e Lombardia. A correre i rischi maggiori di contrarre la malattia sono quanti stazionano in permanenza nelle zone infestate dal parassita come gli operatori forestali. Le zecche devono essere staccate con un paio di pinzette, avvicinate il più possibile alla pelle, evitando di procedere a strattoni, di schiacciare o torcere il corpo del parassita e tirando solo quando si è sicuri della presa. Danneggiando la zecca infatti, si produce la fuoruscita della saliva o del contenuto intestinale e si può facilitare la trasmissione delle malattie veicolate dal parassita. Altri metodi utilizzati per rimuovere le zecche non sono sicuri: non consentono di estrarle completamente (uso delle mani) o aumentano il rischio infettivo (acetone e benzina possono provocare spasmo del parassita con conseguente rigurgito di saliva). Una volta estratta, la zecca va bruciata o eliminata nello scarico del water. L'area cutanea interessata deve essere poi lavata accuratamente con acqua e sapone, disinfettata e mantenuta sotto controllo per almeno un mese; se compare rossore è necessario rivolgersi al medico.

Cosa fare
Togliete l'eventuale pungiglione grattandolo via con un coltellino o una carta di credito; se ne rimane solo un piccolo frammento, usate una pinzetta o un ago sterile come per togliere una scheggia
Applicate ghiaccio
Chiamate successivamente il medico se:
non riuscite a togliere il pungiglione
il gonfiore continua ad aumentare dopo 24 ore
il dolore persiste oltre le 2 ore
il gonfiore risale oltre il polso in caso di puntura alla mano o oltre la caviglia in caso di puntura al piede

Punture - Ape, vespa, calabrone
Disinfettate la cute e, se è possibile, togliete il pungiglione sollevandolo o smuovendolo con un ago sterile. Fate scorrere acqua fredda sopra e attorno alla puntura per alleviare il dolore e ostacolare i fenomeni infiammatori, oppure applicate del ghiaccio. Una pomata antistaminica può calmare il prurito.
Le vittime di molteplici punture (causate da sciami d’insetti) devono immergere le zone colpite in un bagno fresco in cui sia stato disciolto del bicarbonato di sodio (un cucchiaio da minestra per ogni litro d’acqua).
Alcune persone allergiche reagiscono in modo violento alle punture d’insetto: in questi casi può presentarsi la necessità di un intervento urgente del medico.
Shock Anafilattico*.

PUNTURA DI INSETTI (Api, Vespe, Calabroni ecc.)
SINTOMI INIZIALI
Prurito
Eritema
Orticaria
PRIMO INTERVENTO
Applicare ghiaccio
Pomate antiallergiche
Cortisonici (se il soggetto riferisce precedenti reazioni allergiche)
La puntura del calabrone è molto dolorosa e può provocare uno
shock anafilattico* molto grave e talvolta anche mortale. Il pungiglione, lungo 3-4 millimetri, è in grado di iniettare dosi molto elevate di veleno e, non essendo seghettato come quelle delle "cugine" api può di conseguenza infiggere più punture e quindi aumentare la dose di veleno iniettata.
Nel caso di puntura, sono molto dannose le manifestazioni di panico incontrollato e le corse al Pronto Soccorso se inutili: si deve mantenere la calma e valutare la situazione. I sintomi dello
shock anafilattico* sono evidenti: labbra gonfie, difficoltà di respirazione, sudorazione; in caso di insorgenza di questi sintomi si deve ricorrere subito alle cure del medico. Meglio poi evitare i "rimedi della nonna" (ad esempio l'ammoniaca) ed applicare invece ghiaccio localmente.

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