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Wingate test

Valutazione funzionale

WINGATE TEST

Tra i test anaerobici sicuramente il più diffuso (utilizzato sia per gli arti inferiori che per quelli superiori) è il Wingate Test, proposto nel 1974 da Ayalon che ha ripreso e modificato il lavoro originale di Cumning del 1973.
Il test consiste nell’effettuare una prova ad un cicloergometro ad attrito frizionale della durata di 30 secondi; il soggetto è invitato a pedalare alla massima velocità possibile contro una resistenza fissa (Resistenza Costante) che di norma è relativa al peso corporeo.
Nel protocollo originale la resistenza scelta per gli arti inferiori era 75 g
*kg-1 con un cicloergometro Monark e 40 g*kg-1 con un cicloergometro Fleish, mentre per quanto riguarda la prova effettuata con gli arti superiori il carico era circa 30 g*kg-1 con il Fleisch e 50 g*kg-1 con un Monark.
Come si dimostrerà in seguito, queste resistenze devono essere aumentate quando si testano atleti ben allenati nelle specialità di potenza.
Il soggetto parte seduto e mantiene tale posizione per l'intera durata della prova.
Nei primi 3-4 secondi egli deve solo accelerare la massa inerziale del volano raggiungendo la frequenza di pedalata massima; dopo tale tempo si applica il carico prescelto.
Nello stesso istante in cui si applica la resistenza viene attivato il cronometro e si comincia a registrare ogni 5 s la frequenza di pedalate.
Alla fine del test vengono misurati 3 parametri:
1) PICCO DI POTENZA, che rappresenta la più alta potenza meccanica sviluppata (tale picco si raggiunge normalmente entro i primi 5 secondi);
2) POTENZA MEDIA, definita come valore di potenza media sviluppata durante i 30 secondi;
3)
DECREMENTO DI POTENZA, dal suo livello massimo a quello minimo.
Una prima interpretazione dell'andamento della potenza durante il test indicava il picco di potenza come espressione dei processi anaerobici alattacidi e la potenza media come espressione dell'intervento della glicolisi anaerobica.
Recentemente, peraltro, Jacobs e all. hanno potuto dimostrare che il lattato muscolare aumenta raggiungendo fin dall'inizio dell'esercizio valori elevati.
Tale osservazione sperimentale suggerisce quindi di considerare il
Picco di Potenza non legato all'intervento del solo meccanismo alattacido ma piuttosto come il risultato dell'abilità globale ed integrata delle fibre muscolari di produrre, in un tempo breve, il più alto grado di potenza meccanica possibile.
Il valore di
Potenza Media, invece, che nel protocollo iniziale era in relazione alla Capacità Anaerobica, sembra rispecchiare più la capacità che hanno i muscoli impegnati di sopportare alti livelli di potenza meccanica protratti nel tempo.
Il
decremento di potenza, in tale ottica, può essere considerato come espressione della cosiddetta RESISTENZA alla FORZA VELOCE; è ovvio che valori minori di decremento compaiono in quei soggetti che non producendo il massimo sforzo all’inizio della prova sono in grado di mantenere più alti valori di potenza meccanica alla fine della prova.
Il protocollo iniziale ha subito molte altre modifiche, riguardanti sia la durata del test che il carico (resistenza) da vincere.
Peraltro la ricerca di un carico ottimale si basa sulla ben nota conoscenza del rapporto tra forza (F) e velocità (V) di contrazione muscolare.
Secondo questo il valore migliore di potenza meccanica può trovarsi a livelli di forza non generalizzabili e uguali per tutti.
È comunemente accettato che la resistenza necessaria a produrre la più alta potenza media è di circa il 20-30% maggiore di quella suggerita nel protocollo originale.
Inoltre essa è strettamente collegata allo stato di allenamento del soggetto, essendo più alta negli individui allenati a gareggiare negli sport di potenza, negli adulti rispetto ai ragazzi e negli uomini rispetto alle donne.
Un altro aspetto da considerare nella scelta della resistenza é che il picco di potenza potrebbe essere ottenuto con una resistenza diversa da quella necessaria a ottenere il massimo valore di potenza media.
Per la verità i dati riscontrati in letteratura a tal proposito sono contrastanti.
La scelta della resistenza ottimale rimane quindi un problema non ancora completamente risolto e probabilmente molti altri studi dovranno essere compiuti.
Anche per quanto riguarda la durata del test, alcuni autori hanno proposto modifiche rispetto al protocollo originale di 30 s.
Un'altra modifica al protocollo iniziale è stata quella di utilizzare le cinghiette fermapedali.
In tal modo su giovani atleti e su studenti di educazione fisica le prestazioni sono migliorate dal 5 al 12%.
Infatti l'uso delle cinghiette fermapedali permette di applicare la forza durante tutto l'intero arco della pedalata.
E’ stata anche confrontata la partenza da fermo con quella in movimento.
Con tale metodologia, proposta per evitare il sovraccarico (non calcolato) imposto all'atleta per l'accelerazione della massa inerziale del volano, l'atleta inizia a pedalare senza resistenza fino a raggiungere una frequenza di pedalate di 100 rpm e solo a questo punto viene applicata la resistenza.
Il picco di potenza risulta inferiore ma viene raggiunto più precocemente rispetto al test con la partenza da fermo.
Non si osservano variazioni per ciò che riguarda la potenza media.
La riproducibilità del Wingate Test riguardo alla misura della potenza media presenta un coefficiente di correlazione (r) nel test-retest di 0,91 e 0.93 per gli arti inferiori, di 0.93 per gli arti superiori, mentre il coefficiente di correlazione del decremento del picco di potenza è peggiore r=0.43 di quello del valore di potenza media.
La motivazione, che gioca un ruolo determinante in tutti i tipi di test massimali, non sembra influenzare il decremento della potenza come dimostrato da Geron e Inbar.
Valori minori di decremento compariranno, come detto, in quei soggetti che non producono il massimo sforzo all'inizio della prova e quindi saranno in grado di mantenere più alti valori di potenza meccanica alla fine .
L'esigenza di misurare non solo la potenza applicata al fine di vincere la forza di attrito ma anche quella inerziale è stata soddisfatta da alcuni attraverso l'elaborazione matematica dei dati rilevati nel Wingate.
I due parametri (forza e velocità) permettono quindi il calcolo della potenza istantanea.
La resistenza media costante applicata dal motore dell'ergometro a dinamica ciclica è del tipo elettromagnetico ed è scelta sulla base di un test di curva forza-velocità precedentemente eseguito sempre sullo stesso cicloergometro, in modo da ottenere il carico in funzione del miglior rapporto tra questi due parametri.
Mentre la resistenza media rimane costante è possibile calcolare la forza effettivamente applicata dal soggetto sia per vincere la resistenza che per accelerare la massa inerziale. In questo modo è possibile calcolare la potenza effettivamente espressa istante per istante.
Per i primi 5 secondi il soggetto pedala sempre in piedi e successivamente, al comando dell'operatore, si siede e prosegue in questa posizione fino alla fine del test la cui durata è di 30 secondi.
Con tale metodica si raggiungono valori di picco di potenza più alti di quelli ottenuti con il Wingate classico, in quanto quest'ultimo non tiene conto nè degli attriti parassiti né dell'inerzia del volano, che viene solo in parte eliminata consentendo all'atleta di avviare il volano prima dell'inizio del test.



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Responsabile Scientifico Dott. Giovanni Posabella | gposabe@tin.it

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